I disturbi del comportamento alimentare nello sport

dca_sportLa pratica clinica in ambito sportivo mette in luce, con una non trascurabile frequenza, una possibile correlazione fra alcuni sport e l’insorgenza e/o il mantenimento di un disturbo del comportamento alimentare.

Sembrerebbe possibile ipotizzare che, laddove vi sia un substrato fertile, caratterizzato, ad esempio, da particolari dinamiche relazionali e caratteristiche soggettive dell’atleta, la pratica costante di determinati sport in contesti poco attenti/sensibili ad una crescita sana ed equilibrata del giovane atleta, possa favorire lo sviluppo di un comportamento alimentare anomalo e sregolato.

Negli ultimi anni l’attenzione attorno a questo fenomeno ha iniziato a crescere, grazie anche ad una maggiore sensibilità della società, e si è potuto iniziare a mettere parola su alcune dinamiche che vengono a svilupparsi all’interno di determinate realtà sportive dove si incontrano atlete che si sottopongono, o vengono fortemente incentivate a sottoporsi, a diete inadeguate e restrittive al fine di abbassare quanto più possibile o, comunque, mantenere costante, il loro peso nonostante il naturale aumento ponderale connesso allo sviluppo fisiologico e all’intensa pratica sportiva che porta ad un normale aumento della massa muscolare. Al contrario, vi sono altre realtà dove il discorso dominante enfatizza maggiormente l’aumento della massa muscolare.

È importante sottolineare che non è la pratica sportiva, in sé per sé, a far insorgere un disturbo del comportamento alimentare anche se svolta in un ambiante non attento e incentivante a queste dinamiche, pratiche e attenzioni legate al peso e all’immagine corporea. Lo sport può configurarsi, fra gli altri, come un fattore facilitante, scatenante, di mantenimento del sintomo, ma non la causa.

Analizzando il ventaglio delle pratiche sportive è possibile osservare come siano innumerevoli le attività esposte a tale rischio e ciascuna per motivi peculiari. Fra queste, le prime che emergono sono quelle dove le caratteristiche estetiche e il corpo magro vengono maggiormente valorizzati, ad esempio la danza, il nuoto sincronizzato, la ginnastica artistica, il pattinaggio, e dove risulta una maggiore incidenza di condotte anoressiche restrittive e anoressizzanti, accompagnate da comportamenti di eliminazione e iperallenamento volti ad eliminare quei pochi grassi assunti durante i pasti. Allo stesso modo, altri sport come il nuoto, la pallavolo e il tennis, mettono particolarmente in mostra e pongono sotto la lente di ingrandimento il corpo delle atlete alle quali viene chiesto di aderire, quanto più possibile, ad una determinata immagine, a precisi canoni di bellezza, moda e femminilità. Vi sono poi degli altri sport che si basano su categorie di peso e che possono, soprattutto in vista della gara, incentivare l’uso di lassativi, diuretici e del vomito autoindotto al fine di garantire all’atleta la permanenza al di sotto del peso richiesto per accedere ad una determinata categoria. Queste pratiche spesso vengono insegnate dai praticanti più esperti a quelli più giovani, magari all’insaputa, o con colpevole tacito assenso, di parte di alcuni allenatori.

Vi sono altre pratiche, ad esempio il body building o le spartan race, che non sono facilmente inquadrabili nelle categorie più note di anoressia, bulimia, obesità, ma che vi si avvicinano per il particolare rapporto con il cibo e con l’immagine corporea tanto da guadagnarsi una voce specifica nel nuovo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V): anoressia inversa, ovvero quelle pratiche, generalmente maschili, che prevedono un comportamento alimentare alterato associato ad un abuso di integratori, anabolizzanti, steroidi e diete iperproteiche unitamente ad un esercizio fisico compulsivo.

I disturbi del comportamento alimentare che si sviluppano all’interno dell’ambito sportivo rischiano, in un primo momento, di non essere riconosciuti e attenzionati con la dovuta cura in quanto possono essere confusi con le corrette pratiche alimentari correlate a quella determinata pratica sportiva.

C.I.D.A. Onlus vuole invitare gli atleti, le famiglie, gli allenatori e le società sportive a prestare maggiore attenzione e aumentare la sensibilità attorno a questi temi, soprattutto in quei contesti sportivi dove il peso e l’immagine corporea rivestono una maggiore importanza.

Valentina Carretta